05 Mag 2017
Per attuare la rivoluzione 4.0 il top manager deve esserne protagonista

Solo poco più della metà dei CEO italiani pensa di dover promuovere e gestire il processo della trasformazione digitale, questo quanto emerge dalla ricerca condotta da SAP.

L’86% dei Chief Executive considera la digital transformation una necessità ma solo il 54% pensa di dover avere un ruolo di primo piano nella sua pianificazione ed esecuzione.

L’importanza della rivoluzione 4.0 è percepita più distintamente dalle PMI (92,5%) che dalle realtà di grandi dimensioni (75%).
 
Questi i numeri presentati dal Rapporto "I CEO italiani di fronte alla Rivoluzione 4.0", realizzato da SAP Italia in collaborazione con The European House – Ambrosetti.
La ricerca ha  coinvolto importanti Business Leader di riferimento del sistema produttivo italiano con l’obiettivo di indagare come la quarta rivoluzione industriale sia affrontata dalle imprese italiane. Dal Rapporto emerge la consapevolezza da parte delle aziende di dover attivare questo processo ma anche la loro difficoltà nel sostenerlo in modo organico, accogliendo la trasformazione a tutti i livelli e in tutte le aree della propria organizzazione.
 
 

Guidare il processo di trasformazione

 
Le organizzazioni devono essere pronte ad affrontare un processo di evoluzione strutturale, adottando una mentalità votata al cambiamento e all’assunzione di rischi. È quindi fondamentale che l’intero organigramma aziendale abbia consapevolezza della necessità di osare, di mettersi in gioco.
È, però, il CEO che, prima e più degli altri, deve coltivare il “senso di inadeguatezza” necessario per poter essere più reattivo, riformando l’organizzazione dell’azienda e creando la flessibilità e l’apertura necessarie per rispondere con efficacia all’innovazione.
Dalla ricerca emerge che l’86% dei CEO è consapevole dell’importanza strategica della digital transformation e la considera una priorità immediata per lo sviluppo della propria azienda, ma solo il 54% si rende conto di dover promuovere e gestire personalmente questo processo.
 
È quindi auspicabile che il top management sviluppi una maggiore consapevolezza del proprio ruolo, affinché la propensione alla trasformazione diventi parte integrante della cultura aziendale.
 
“La rivoluzione 4.0 è destinata a investire tutti i settori di mercato e le diverse aree aziendali, generando grandi opportunità.
fTuttavia le nostre organizzazioni dovranno avere la capacità di trasformarsi per diventare parte attiva del cambiamento. Dovranno acquisire una visione “live” dei flussi di business per poter prendere decisioni in tempo reale. E non sarà sufficiente disporre delle migliori tecnologie”, commenta Luisa Arienti, Amministratore Delegato di SAP Italia.
“Ciò che serve è visione, capacità di immaginare nuovi scenari e nuovi modi di fare impresa. Servono leader responsabili, capaci di gestire gli impatti che questo cambiamento è destinato a generare a livello di processi, organizzazione e gestione delle risorse, finanziarie e soprattutto umane”.
 
 
Le rivoluzioni tecnologiche aumentano in velocità: per esempio, alla radio per raggiungere i 50 milioni di utenti sono serviti 38 anni, alla TV 13 anni, a Internet ne sono bastati 3, a Facebook 1 e ad Angry Birds è stato sufficiente solo un mese.
Questa velocità e accelerazione del cambiamento rende la sfida innanzitutto culturale: per avere un’organizzazione 4.0 occorre che anche le persone abbiano una “testa 4.0”.
Il lavoro si sposterà dalle mansioni ripetitive (affidate all’intelligenza artificiale), a quelle a valore aggiunto per cui l’uomo è indispensabile. Ma anche il Chief Executive ha un ruolo-chiave: quando una trasformazione è di tipo culturale serve tempo, e se questo è limitato, il cambiamento deve essere guidato da un leader con grande capacità di visione”, spiega Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di The European House – Ambrosetti.

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